[11/03/22] L'arrivo al Santuario

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Messaggio Inviato da fafnir »

[11/03/22] L'arrivo al Santuario

Premessa: questo riassunto è scritto senza appunti di sessione. Ho la mano destra fuori uso, e un bambino di 3 anni scrive meglio di me con la sinistra, quindi non ho scritto nulla. Invito chi avesse preso appunti (leggasi, Diego) a integrare con i suoi pezzi, perché probabilmente qualcosa la dimenticherò.

Dunque. Abbiamo lasciato i nostri beniamini accampati ai piedi della spira dei tre alberi, e dopo una meritata sosta e dopo aver osservato in volo lo stagliarsi dei bastioni della Città Maledetta all'interno del bosco, si incamminano verso nord-ovest.

La direzione sembra quella giusta, e il gruppo procede inoltrandosi nel bosco. Da un'ulteriore esplorazione condotta da Adrien, parrebbe inoltre che un filo di fumo si levi in prossimità del limitare delle mura nel bosco. Con ogni probabilità non si tratta di simpatici campeggiatori tedeschi in sandali e calzino bianco. A meno che gli artefici dell'imboscata al gruppo non fossero orchi campeggiatori tedeschi... ma non sembrava portassero sandali, piuttosto giavellotti.

I cinque e Sunulael riescono a sbarazzarsi rapidamente degli assalitori. Tutti tranne uno, che riesce a far risuonare il suo corno di battaglia per richiamare rinforzi. Il gruppo riesce per pochissimo a spiccare il volo grazie agli incantesimi di Levy, evitando un assalto in massa mirato a farli diventare il piatto forte sul menu dello chef Kannahvatch'uholo (questo è il nome del mio prossimo PG, ed è un orco).

A quanto pare, questi orchi sono molto meno "civilizzati" rispetto a quelli dell'Ultima Era. Sono perlopiù creature affamate e in cerca di cibo... ma per il momento, il gruppo non riesce a spiegarsi con chiarezza cosa ci facciano così a sud della Barriera.

Il viaggio prosegue in volo per un tratto e poi a piedi, costeggiando le mura della città alla distanza. Ma nemmeno questo basta a mantenere il gruppo al sicuro dai pericoli che si nascondono all'interno di quel luogo.

Durante la notte, Adrien riceve la visita di un corvo che gli consegna una statuetta di legno intagliato dalle fattezze di un orco e pochi attimi dopo, viene dilaniato da alcune piccole creature dall'aspetto orchesco, ma deformi e corrosive. Scattano di nuovo le mazzate e il gruppo ha la meglio, Adrien è in punto di morte ma si salva per il rotto della cuffia, e io ho un deja-vu.

Ma il pericolo è ancora attorno all'accampamento. Le creature si sono rintanate in seguito alla bomba sonora di Fafnir, ma i boschi sono infestati dalle bestie. Quindi si decide di marciare durante la notte per spostare l'accampamento e riposarsi al sicuro, nonostante le rimostranze di Maldiluna. Ma il cammino verso La Mano e il Corno è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri deformi e dalla tirannia del loro leader, uno strano uomo dal volto emaciato versato nelle arti oscure, che spara una palla di necrofuoco sugli avventurieri.

Anche stavolta, Daruk e Maldiluna sventrano in fretta le creature, e finalmente si raggiunge una caverna ben difendibile dove riposarsi durante le otto ore successive.

Nell'arco del successivo giorno, l'esplorazione del famiglio di Adrien rivela che il gruppo è ormai in prossimità dell'ultimo punto segnato sulla mappa prima del Santuario, e finalmente si tira un sospiro di sollievo: sembra che il luogo sia stato praticato da veicoli, come indicano delle vecchie tracce. Probabilmente il cammino verso la tappa finale non sarà è pericoloso come i due giorni precedenti.

E no, non sto scherzando. Davvero, non succede un cazzo, nemmeno un'arpia piccola piccola che aggredisce gli eroi sul fianco delle aguzze montagne, lungo il sentiero che conduce al Santuario. L'ultima tappa del viaggio è in volo, così da evitare di inerpicarsi tra un picco e l'altro, e finalmente la meta: il gruppo atterra dinnanzi alle porte del monastero.

L'accoglienza è molto gentile, e a quanto pare in questo luogo vive davvero una comunità di eremiti autosufficienti. Una comuntà di eremiti non morti camuffati da gentili monaci? Non sembrerebbe proprio, e questo non è il Midnight che vorremmo per i nostri figli! Al gruppo viene offerto ristoro e un posto caldo dove dormire, con la promessa di affrontare con calma il tema "Azirafel" senza troppa fretta. Ma mortacci sua, Sunulael non è d'accordo, e toccandola piano e dichiara da subito di voler entrare in contatto con l'entità.

E anche in questa occasione, i monaci sembrano ben contenti di rivelare la presenza dell'Emissario che protegge l'eremo e che dimora nel cuore della montagna. Troppa gentilezza, TROPPA. In particolare, uno gnomo vestito con una tunica bianca (a differenza dei suoi confratelli che indossano tuniche grigie), rivela che per conferire con l'Emissario, c'è bisogno di superare una serie di prove basate su compassione, affiatamento, spirito di sacrificio e bontà d'animo. MOLTO BEEEEEENE.

Passano due giorni in cui Fafnir studia nella biblioteca del monastero gli insegnamenti della congrega e gli altri socializzano con gli eremiti. Ma all'alba del secondo giorno, il gruppo viene informato che Sunny ha deciso di intraprendere la prova da solo. Sunny, Sunny, perché questa fretta?

Quindi viene rotto ogni indugio, e i nostri eroi richiedono l'accesso alle prove. I cinque vengono condotti nei sotterranei dell'eremo attraverso cunicoli e rampe di scale, e lasciati con alcune raccomandazioni: ciò che avviene durante le prove è completamente reale, e soprattutto bisogna evitare di "aggirare le regole" di queste prove.

E finalmente... si inizia. L'obiettivo che ci ha condotti in questa epoca è a un passo.

A separarci, una serie di prove finali... che iniziano con una voce ultraterrena e suadente che annuncia l'inizio della "prova dell'Equilibrio", e un tunnel oscuro che si biforca in due direzioni.

Insomma, cosa potrà mai andare storto?

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