Storia di un druido...
Ero solo un bambino quando vidi irrompere in casa mia un uomo dagli occhi di ghiaccio, coperto da un lungo mantello scuro. Al suo fianco una bestia enorme, un meta-lupo nero come il carbone con gli occhi rosso fuoco. Con lui una schiera di strani cavalieri super corazzati e tanti orchi fuori alla porta.
Mio fratello Kumar era un ragazzo molto forte nonostante la sua tenera età. La sua imponente statura avrebbe spaventato chiunque. Mio fratello era un portento. Era indubbiamente l’orgoglio della famiglia Florent di Gadeeb. Tutti lo conoscevano e lo rispettavano. La gioia di ogni padre.
Il cielo era diventato subito cupo e fuori si sentivano tuoni seguire l’abbagliante ed elettrica luce dei fulmini. Mio padre aprì la porta come se conoscesse quell’uomo o forse lo temeva semplicemente. Era indubbiamente spaventoso! Entrò con passo felpato, quasi impercettibile, con l’inseparabile bestia nera al suo fianco. Mia madre mi prese per un braccio e mi tirò dietro di lei come per proteggermi, ma io ancora non capivo. A 5 anni ero troppo piccolo.
Non ricordo cosa disse quell’uomo ma mi bastò vedere mio padre piangere ed implorare in ginocchio di prendere la sua vita piuttosto che il tanto amato Kumar. Non credevo ai miei occhi: Kumar aiutò ad alzarsi da terra nostro padre e da uomo tutto d’un pezzo qual era, nonostante i suoi appena 8 anni, senza esitare, seguì l’uomo con la bestia. Sulla porta ebbe un attimo di esitazione e si voltò, come per un ultimo saluto, guardò fisso verso di me, di mia madre e mio padre abbracciati a qualche metro dalla porta e, come se stesse per partire per qualcosa di grandioso, ci sorrise.
Mio fratello era un ragazzo molto forte. Spesso la gente di Gadeeb gli attribuiva capacità “divine”, anche se di divino c’era davvero poco al mondo, a parte il malvagio Izrador.
Da quel giorno la mia famiglia era cambiata. Eravamo dei privilegiati perché mio padre, Arnald Florent, era uno dei mercanti più influenti di Gadeeb. Ero piccolo ma capivo già che per proteggere la sua famiglia doveva ogni giorno aggraziarsi l’Ombra e i suoi Seguaci. Ma il “sequestro” improvviso di Kumar aveva stravolto ogni forma di equilibrio.
“E’ solo un bambino che vuoi che gli facciano, Arnald” disse mia madre senza accorgersi del piccolo che origliava da dietro la porta della loro stanza.
“Non permetterò che Izrador mi porti via anche Theodore! Domani contatterò un fidato amico e lo allontanerò il primo possibile da questo scempio!”
Il mondo mi cadde in quel momento addosso. Mio padre aveva appena detto che mi avrebbe mandato via: dove e con chi? Quando avrei fatto ritorno?
In preda al panico iniziai a piangere e corsi verso di loro urlando: “Nooooo, madre! Non potete abbandonarmi… cosa ho fatto?”
Ero solo un ragazzino di 5 anni ma abbastanza grande da capire che non avrei più rivisto la mia famiglia. Sapevo che c’era la guerra fuori, tant’è che i miei genitori non mi permettevano di andare a giocare oltre il cortile.
Quella notte passò piena di domande: perché non mi vogliono con loro? E dove vogliono mandarmi? Proteggere da chi? E cosa è successo al mio fratellone? Lo rivedrò?
Qualche notte dopo venne un signore dai capelli dorati che fuoriuscivano dal cappuccio che gli nascondeva quasi il volto. Quest’uomo non era solo. Aveva con sé due compagni e 4 bellissimi animali: due lupi, un leone ed una pantera. Capii che erano venuti per me! Non opposi molta resistenza perché avevo intuito che nulla potevo. Mia madre cercava di trattenere le lacrime ma era impossibile. Io pure cercavo di essere forte, proprio come mio fratello, il valoroso Kumar Florent. Un ultimo abbraccio veloce e un’unica raccomandazione: “Sii forte figliolo e fa’ che il tuo nome e quello della tua famiglia riecheggi per l’eternità. Ascolta tutto quello che dirà il Maestro Asogard; lui si prenderà cura di te… Addio!”
Non sapevo se li avrei più rivisti. Ero troppo piccolo per capire certe cose. Mi fecero salire sull’enorme lupo e partimmo verso la foresta ad sud-ovest…
Da lì a poco seppi che c’era stata una grande battaglia e la città era stata quasi rasa il suolo. Non so se fu fortuna o meno, ma grazie al tempismo di mio padre, riuscii a sopravvivere. Ed eccomi qua!
Viaggiammo giorni e giorni, forse mesi… avevo perso il conto. Durante il cammino conobbi meglio il Maestro Asogard ed i suoi amici. I lupi diventavano uomini e gli uomini diventavano lupi. Aquile che atterravano trasformandosi in Elfi meravigliosi. Erano Druidi, uomini e fey che avevano deciso di ribellarsi all’Ombra.
Attraversammo foreste, fiumi, laghi e montagne. Avanzammo nelle profondità della natura, nel cuore del palude del druido, verso la città di Borgo della palude del druido. Quest’ultima era situata approssimativamente nel centro della grande foresta degli Elfi, abbastanza protetta dalle infiltrazioni del male. Ma nonostante tutto, il pericolo era dietro l’angolo e per questo decidemmo di vivere nei fitti boschi posti a sud della città, dove Asogar ed i suoi amici mi insegnarono a vivere in simbiosi con la natura. Imparai a convivere con i quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Imparai a gestire e controllare il potere della natura. Imparai a trasformarmi in una bestia feroce e potente. Imparai a vedere nel buio e, giorno dopo giorno, diventai sempre più un tutt’uno con la foresta selvaggia, la natura incontaminata e gli animali che la governano. Ero diventato un Druido della Luna come il mio maestro Arcidruido Asogar.
Erano trascorsi poco più di dieci anni dall’ultima volta che avevo visto la mia famiglia. Ero diventato molto abile e presto mi guadagnai un posto tra i membri più acclamati del mio circolo nonostante la giovane età. Maestro Asogar aveva fatto di me un uomo saggio e forte, ma soprattutto un valoroso Druido.
Non avevo mai dimenticato la mia famiglia, tuttavia oggi sentivo di averne una nuova. Mi sentivo parte integrante di qualcosa. Ero cresciuto qui; questa era adesso casa mia.
Una sera, mentre mi esercitavo con i rituali come di consueto, fui chiamato da Asogar con urgenza. Una missione richiedeva le mie abilità: dovevo consegnare un manufatto ad un signore molto vicino a dove avevo trascorso i miei primi 5 anni e dove avevo lasciato la mia prima famiglia. Avevo la possibilità di rivedere i miei genitori, ammesso e sperando che fossero stati ancora vivi.
“Chiedi di Osha in giro. È un fey, quindi stai attento a chi fai queste domande. Solo a lui in persona dovrai dare questo manufatto. Lo riconoscerai subito: un elfo scuro con un enorme tatuaggio bianco su mezzo volto. Sembra un mostro ma è dei nostri”.
Le città erano assediate dall’ombra anche se i Fey dei boschi, insieme ai ribelli, riuscivano a rallentare Izrador e le sue armate. Ma andando più a Nord, le città diventavano sempre più controllate. Dovevo prestare molta attenzione:
“Per la tua sicurezza Theodor è meglio che tu non sappia niente di questo manufatto!”.
Per me le parole di Asogar erano legge e mi fidavo ciecamente di lui. Si racconta fosse amico ed uomo di fiducia della regina degli Elfi in persona, ma lui non amava vantarsi mai di niente.
Il viaggio durò più del previsto. Salendo verso nord era facile incontrare gruppi di Orchi ed altre bestie dell’ombra. Dopo oltre un mese di viaggio arrivai alle porte di quello che era stata probabilmente un tempo una fantastica città, ma quello che trovai era ora un ammasso di macerie. Caduti che cercavano carne per nutrirsi ed Orchi che facevano razzia di tutto ciò che incontravano. Era davvero un’immagine agghiacciante. Girando un po’ in lungo ed in largo capii che di Osha non c’era traccia. Decisi allora di tornare indietro e riportare il manufatto al Maestro Asogar, ma prima non potevo non provare a vedere i miei genitori. Avevo tanta paura di ciò gli sarebbe potuto succedere. Non mi ero mai spinto tanto vicino per paura di creare loro problemi. Infondo, così come presero mio fratello avrebbero potuto cercare anche me.
Per la prima volta, dopo tanti anni, ero ad un passo da casa mia. Il villaggio era evidentemente martoriato ma ancora in sesto. Ricordavo quelle strade ma non riconoscevo quel caos. L’odore di marcio era diventato sempre più intenso. Mi mimetizzai con la gente del posto e mi avvicinai alla mia vecchia casa. Era li a poche decine di metri. Ero in fibrillazione. Ogni passo una domanda: saranno vivi ed in salute? Kumar sarà tornato?
Il buio stava arrivano. Il sole era ormai tramontato. A breve centinai di guardie avrebbero affollato la città. Mi avvicinai e vidi una luce all’interno e mi affacciai alla finestra: una donna anziana. Bussai e venne ad aprirmi una fanciulla che avrà avuto al massimo 10 anni: “chi siete e chi cercate?” mi disse con la voce tremante.
“Cercavo il sig. e la sig.ra Florent, sono in casa?”
Dietro la bambina si avvicinò un’anziana signora praticamente cieca: “giovanotto tu devi essere un mercante per cercare il sig. Florent ed è evidente che manchi da molto tempo”
Il cuore iniziò a battere come se stesse per esplodere: “si signora, sono un amico del sig. Florent. Dove posso trovarlo?”
“Mi dispiace, giovanotto. I signori Florent non sono più con noi da orami qualche anno, forse cinque... non ricordo; erano anziani e le fatiche della vita non aiutano quelli della nostra età”. E sorrise.
“Io sono venuta qui con mia nipote grazie alla loro generosità. Ero ridotta male e mia nipote aveva perso i genitori. Loro ci ospitarono avendo una stanza. Noi abbiamo provato a ripagare con i servigi. Erano persone stupende”.
Non credevo alle mie orecchie. Non potevo credere che fino a qualche anno fa li avrei rivisti. Almeno per l’ultimo saluto.
La nonnina percepì il mio disagio e la mia tristezza e disse: “ragazzo, se ti fa piacere pregare per loro gli abbiamo dato una degna sepoltura. Li trovi a circa 300 metri verso il bosco sotto la grande quercia. Quando avevo le forze andavo tutti i giorni a far loro visita”.
Con l’ultimo filo di fiato ebbi la forza di chiedere: “Ed i figli? Ricordo che avevano due bambini”
“Dei figli non si sa molto; non ne parlavano mai. Solo una volta, dopo ormai anni che ci conoscevamo, accennò qualcosa: il piccolo sarebbe morto sbranato da un lupo e l’altro, quello più grande, avrebbe avuto un destino ancora peggiore, ma non mi hanno mai detto altro.”
D’istinto chiesi: “quale morte sarebbe peggiore dell’essere sbranati da una bestia?”
La nonnina sorrise: “il continuare a vivere, ma nel posto sbagliato!”
Quella risposta mi lasciò di stucco. Ad un certo punto sentii avvicinarsi qualcuno allora salutai ed andai via. Sgattaiolai fuori dal villaggio e mi diressi verso la grande quercia a porgere l’ultimo saluto alla mia adorata famiglia.
Meditai tutta la notte sulle loro tombe. Sentivo la loro presenza ancora dentro di me. Dopo molte ore, in prossimità dell’alba, presi un piccolo fiore e lo poggiai sulla loro tomba: “Scusatemi per non essere arrivato in tempo; scusate se non ho potuto dirvi grazie per l’ultima volta. Vi prometto che onorerò ogni giorno il nome dei Florent affinché tutti sappiano che siete stati parte del bene. Prometto di cercare mio fratello e sperare che sia ancora quello che tanto amavate… addio!”
Quante cose avrei voluto chiedere sulla mia famiglia e su mio fratello ma non potevo ora. Avevo una missione da portare a termine. Decisi così di tornare da Asogar.
Anche il viaggio di ritorno fu lungo e pieno di ostacoli, ma riuscii a tornare a casa in meno tempo. Non smisi mai per un attimo di pensare alla mia famiglia. Durante il lungo viaggio mi recai nei posti dove molti conoscevano mio padre per capire, senza dare nell’occhio, se qualcuno avesse visto mio fratello. Purtroppo nessuno sapeva con esattezza, ma alcuni mi raccontarono cose inquietanti. Kumar sarebbe diventato un potente legato. Non potevo credere alle mie orecchie; sicuramente si sarà trattato di un equivoco… ma quanti Kumar Florent c’erano al mondo?
Nei giorni a seguire mi sono imbattuto in diversi combattimenti contro Ordendor senza scrupoli e tra questi riuscii ad interrogare alcuni di loro. Molti mi sputarono in faccia, ma alcuni mi lasciarono intendere che Kumar era davvero un legato.
Appena arrivai al villaggio di Asogar era da poco l’alba e fui subito accolto da un’enorme Aquila che, mentre si preparava all’atterraggio, si trasformò nella meravigliosa Tyara. Un’Elfa dalle forme scultoree con i capelli rosso fuoco e gli occhi azzurri come il mare.
“Te la sei presa comoda Theodore” e rise. Va’ che maestro Asogar ti sta aspettando”. Giusto il tempo di un dolce abbraccio e mi diressi nelle sue stanze.
L’aria non era delle migliori. Quando vide il manufatto nelle mie mani capì che qualcosa era andato storto.
“L’ombra diventa sempre più potente e pericolosa” mi disse sconcertato.
Asogar aveva una capacità unica nel capire le persone, specie il figlio, quale mi riteneva dal primo giorno che gli fui stato affidato. Non gli chiesi mai della mia famiglia forse per paura della risposta, ma di mio fratello volevo sapere. Non ebbi mai risposte se non: “Non posso sapere tuo fratello che fine abbia fatto”. Era stranamente duro nelle risposte quando si trattava questo argomento, a differenza di qualsiasi altra conversazione. Un giorno però gli raccontai del mio incontro e di cosa alcuni dicevano su mio fratello e la sua risposta mi scioccò:
“Vuoi sapere che penso? Tuo fratello era un portento ed aveva abilità fuori dal comune. Spero l’abbiano ucciso altrimenti ci ritroveremmo un avversario potentissimo contro!”.
Mio fratello, il valoroso kumar, un legato? Non volevo crederci, ma Asogar si sbagliava raramente.
Cercai di cancellare quest’immagine dalla mia testa tanto da sperare davvero che fosse stato sacrificato. “Meglio morto che seguace di Izrador!”.
Forse non lo saprò mai, ma spesso, nelle notti di luna piena la mia mente tornava a quando ero piccolo e giocavo con lui. Era dolce e premuroso con me… No, non può essere un Legato o un qualsiasi altro seguace dell’ombra!
Dopo diversi giorni a cercare la cosa giusta da fare diedi sfogo al mio istinto: “devo trovare Kumar e riportarlo a casa”.
Andai dal maestro Asogar e gli dissi le mie intenzioni; avevo deciso di trovare mio fratello.
Asogar capì che non c’era nulla che potesse fare per dissuadermi forse perché sapeva che prima o poi sarebbe successo: “prima o poi dovevi prendere la tua strada; mai avrei pensato diventassi un cacciatore di legati, ma se son vere quelle storie capisco che tu voglia fare la tua parte”.
Ero sulla porta e mi chiamò nuovamente: “Theodore, un’ultima cosa. Noi partiremo per il profondo nord per altre missioni molto importanti e potremmo non rivederci mai più. Sento il bisogno di dirti un’ultima cosa: sei stato il miglior allievo che potesse capitarmi. Le tue abilità sono stupefacenti. Fanne buon uso e guardati sempre le spalle”. Si avvicinò mentre i miei occhi si riempivano di lacrime per le parole nette che mai mi sarei aspettato di sentire.
“Da oggi, ma per me da sempre, sei ufficialmente riconosciuto da tutti i circoli Druidici come mio discepolo e figlio. In tutti i circoli sarai Theodore Killian Florent.
Essere un Killian era, forse, il sogno di ogni druido. Asogar Killian era uno dei più riconosciuti Arci maestri della Luna e portare il suo cognome era un onore.
Il mio cuore batteva a mille e non riuscivo a trattenere le lacrime. Lo abbracciai forte.
“Maestro, padre, farò in modo che il tuo nome riecheggi per l’eternità così come mio padre biologico voleva facessi. Sarò il primo della stirpe Killian Florent ed onorerò i vostri nomi ogni giorno della mia vita!”.
Fu una promessa solenne, giurata col cuore.
“Ora va’ figliolo e compi gesta memorabili che possano raggiungerci in ogni angolo dell’Eredan”.
Fu l’ultima volta che vidi il mio maestro e sapevo che forse non lo avrei mai più incontrato. Era diretto verso nord per un’importante missione, ma non sapevo null’altro. Lì il mondo era totalmente marcio e il pericolo era nascosto ovunque.
Ho girato in lungo ed in largo per tutto l’Eredan centrale alla ricerca di indizi che mi riconducessero a mio fratello. Incontrai innumerevoli villaggi dove imparai l’arte dell’arrangiarsi. Non mi trattenevo molto in un posto; avevo bisogno di indagare per salvare mio fratello. In alcuni posti era piuttosto riconosciuto come legato e questo non mi dava molte speranze; in altri sembravano solo dicerie. Aiutai tutti quelli che potevo come mio padre e mia madre mi avevano insegnato. Ogni volta che ne avevo l’occasione cercavo di risalire ad informazioni interessanti per la mia disperata ricerca.
La mia ricerca era giunta ad un vicolo cieco. Non sapevo dove andare finché un giorno incontrai un gruppo di ribelli coinvolto in un’affannosa battaglia contro un nutrito gruppo di orchi capitanati da un legato. Subito entrai in conflitto aiutando i ribelli. Dopo tanto sangue riuscimmo a vincere la battaglia, ma il legato ci sfuggì. Poteva essere una fonte importante di informazioni. Il capo dei ribelli mi si avvicinò dall’alto del suo cavallo: “era tanto che non vedevo un Druido abile come te; grazie per averci aiutato!”
“E’ stato un piacere, ma non abbiamo abbattuto il vero nemico”
“Chi? Il legato dici? Quello ha 7 vite come i gatti. Dimmi dove sei diretto… perché non ti unisci a noi”.
Desideravo una nuova famiglia ma era evidente che i loro obiettivi erano diversi dai miei. Io cercavo mio fratello e loro volevano sterminare l’ombra in ogni sua forma.
“Anche a me piacerebbe tanto, ma sto cercando una persona molto importante e non posso unirmi a voi… grazie comunque per il vostro invito!”
“Come ti chiami e chi cerchi, ragazzo” mi chiese con la fermezza di un vero comandante
“Theodor Killian Florent”.
“Killian hai detto? Molti avventurieri conoscono Asogar; è un tuo parente? “
“E’ mio padre” risposi senza esitare.
“Theodor Killian, cosa possiamo fare per te”
Non avevo nulla da perdere e ci provai nuovamente: “Sto cercando una persona per me molto cara. E’ stata catturata da un Legato molti anni fa; il suo nome era Kumar, ma non so altro. Devo trovarlo assolutamente”
“Se il tuo amico è stato catturato da un legato direi che ormai è spacciato. Non ho mai sentito questo legato, ma potresti andare ad Acque Rapide, la citta degli gnomi. Li passano tutti i legati almeno una volta nella vita. Buona fortuna figliolo!”
Le mie speranze erano rinate. Non tutto era perduto. Avevo una nuova traccia e, quindi, una nuova speranza.